Idiota imita cantante stonato

Oggi una cara amica mi ha fatto vedere il video di una ragazzina che canta una canzone di Marco Mengoni su YouTube con risultati imbarazzanti. Risultati così imbarazzanti che non vi mostro nemmeno il video per non contribuire al futuro trauma infantile della protagonista. Se avete un minimo di capacità di ricerca su Google, comunque, lo trovate subito.

Con una umanità che mai avrei creduto potesse essere di questo mondo, questa mia amica ha commentato la performance non con lancio di ghiande ma criticando costruttivamente. Le ha spiegato, cioè, che non ha senso cantare imitando il timbro di un cantante. “Quando parli” ha detto “hai una voce pulita, morbida, dolce. Perché non la usi anche quando canti?”.

Quello dell’imitazione è un problema celebre. “Di imitazione si può anche morire”, diceva Celletti.

L’imitazione, però, non è solo dei fan, dei poveri, del popolo che si inginocchia davanti a idoli peggiori di lui o ha il terrore di potenti che potrebbe sconfiggere solo alzando la testa. L’imitazione è anche delle etichette; l’imitazione verso i modelli di moda, verso i grandi classici scimmiottati.

Sempre oggi ho scoperto un’altra cosa imbarazzante. Pare che David Zard stia preparando una versione italiana di “Romèo et Juliette” di Presgurvic coi testi di Pasquale Panella. Trauma.
Sappiamo che oggi l’egemonia francese, in fatto di teatro musicale, esiste. Come potrebbe essere altrimenti, visto che tutto quello che riguarda l’Europa è nato da lì? Ma io ho idee mie su come si deve guardare al successo di qualcuno: se ne riconosce la bravura senza trascurare la propria e si cerca di fare tesoro dei suoi insegnamenti senza copiarlo.
Noi che abbiamo fatto? ll contrario. Abbiamo fatto finta che i francesi non esistano (tanto da proporre come nuovi spettacoli vecchi di dieci anni!) con spocchioseria quasi campanilistica, mentre nel frattempo ci scannavamo a vicenda per le loro briciole.

Di imitazione si può anche morire…

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