Il passo indietro di David Zard

Che David Zard non sia mai stato uno baciato dalla fortuna iniziavamo a sospettarlo da un po’. Dopo gli svariati flop degli ultimi anni, alcuni più meritati altri meno, si sperava nel riscatto con la tourné del decennale di “Notre-Dame”, ma l’impresa sembra non essere priva di ostacoli.
Uno di questi è stato la bassa affluenza per una delle tappe principali, quella di Milano, allo stadio Meazza. Tra le cause di questa bassa affluenza, secondo Zard, il flop dell'”Aida” milanese, anche quella ospitata da San Siro, che avrebbe indotto a ripensamenti una buona fetta di pubblico. Flop, quello, causato dal maltempo, dai problemi tecnici e di cui sono stati testimoni pochi spettatori. Ma il problema è anche (e, credo, soprattutto, considerata la portata dell’evento) organizzativo. Col cambio di giunta nella capitale lombarda, è arrivato anche un cambio di responsabilità circa l’affitto dello stadio, e, così, Zard si trova senza interlocutori, con la situazione ferma a qualche accordo verbale.
Insomma, “mancavano i presupposti per uno spettacolo degno di ‘Notre-Dame'”, spiega il produttore. E non si può dargli torto, perché “Pochi ma buoni”, con “Notre-Dame”, è un discorso che non si sarebbe potuto fare. Col venir meno della monumentalità e del coinvolgimento del singolo spettatore in un pubblico più grande, non solo sarebbe stato quasi come assistere a un altro spettacolo, ma l’effetto “grande ritorno” dello spettacolo auspicato dalla produzione sarebbe inevitabilmente venuto meno.
Sfuma, così, un investimento di trecentomila euro, i soldi con cui si era tappezzata la città di locandine che prospettavano un grande evento.

Un passo indietro saggio, a mio parere, per una produzione che, da un po’, iniziava a ricordare in modo imbarazzante la sicumera della Nazionale azzurra dopo la vittoria ai mondiali del 2006. Tanto di guadagnato per noi uditori che godremo di un’acustica migliore all’Arcimboldi, teatro in cui, questo autunno, verranno recuperate le date milanesi (dal 28 settembre al 12 ottobre) e in cui la monumentale scenografia dell’opera farà senz’altro più effetto.
Ma, a parte questo, ne valeva la pena? Valeva veramente la pena di fare questo tentativo per una location che avrebbe più fatto scena che altro? Qualche tempo fa, Zard si vantò, a una conferenza stampa, del fatto che, per i suoi spettacoli, non usa mai mandare in giro una produzione per le grandi città e una per quelle piccole come fanno altri. Per rispetto per il pubblico, disse, preferisce far girare lo spettacolo sempre nella propria forma migliore. Va bene, molto bello, ma di questo ci si può vantare se lo spettacolo, poi, va anche nelle piccole città. Non dico Gorlago (BG), non dico Villa S. Angelo (AQ), non dico Villarosa (EN), ma un saltino a Bergamo si potrebbe fare. Altrimenti, non si dimostra più rispetto per il pubblico, ma mancanza di strategia. Ricordo che, quando uscirono le date del nuovo tour, c’era chi, perplesso, ipotizzava potesse essere in atto una strategia di marketing che prevedeva di rivelare ulteriori date degli spettacoli molto tardi, in modo da aumentare i prezzi dei biglietti; questo perché le sole date annunciate sembravano poche!
Oggi, forse, Zard dimostra di aver capito la contraddizione in termini, o, meglio (considerato che non è scemo e, quindi, doveva averla già capita da un po’), il fatto che contraddizioni del genere non si possono più ignorare.

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